LUIGI CHIARELLI.
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LEGGERE E SCRIVERE.
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1929. Corriere della Sera, Rivista mensile: La lettura. Luglio 1929.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Leggere e scrivere. Commedia in un atto.
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INTERLOCUTORI:
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MIRELLA. GRAZIANO. IL PROFESSOR OMEGA.
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Una saletta attigua ad un salone. C' festa da ballo. Dal salone viene lo strepito di un jazz. Mirella e Graziano ballano nella saletta.
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GRAZIANO: (ballando) Siete una ballerina perfetta! (La musica cessa. Graziano si scioglie da Mirella, e fa un breve inchino.) Grazie. Ballate veramente in modo meraviglioso. Pi leggera di una piuma... elastica... a tempo come la musica stessa... Ecco: vorrei saper parlare... sapermi esprimere... per potervi dire...
MIRELLA: Oh,  gi molto quel che avete detto...
GRAZIANO: Vi sembra?
MIRELLA: S.
GRAZIANO: Grazie. Voi avete il dono di comprendere a volo.
MIRELLA: Sono intelligente.
GRAZIANO: Anch'io; eppure, per comprendere, mi debbo spesso far ripetere le cose due o tre volte: non so da che cosa dipenda.
MIRELLA: Dipende dal cervello.
GRAZIANO: Credete che io abbia il cervello malato?
MIRELLA: Forse.
GRAZIANO: E potrei morirne?
MIRELLA: Non credo; ce n' tanti nelle vostre condizioni, e vivono benissimo.
GRAZIANO: Ah, grazie; mi ridate coraggio. Forse questa malattia deriva dal gran ballare che faccio. Un mio collega, maestro di ballo, un giorno mi disse, ora lo ricordo, che per ballar bene ci vuole molto cervello, proprio come per eseguire un altro lavoro difficilissimo. Il perch non lo compresi, ma  certo che quel mio collega mi disse proprio cos.
MIRELLA: Forse perch aveva il cervello nei piedi.
GRAZIANO: Tutto pu darsi; se ne leggono tante nei giornali; un fenomeno come un altro.
MIRELLA: Anche voi siete un fenomeno.
GRAZIANO: Oh, Dio, ho qualche cosa fuori di posto?
MIRELLA: Non state a preoccuparvi; il tempo ristabilisce l'ordine in tutto.
GRAZIANO: Meno male! Sebbene, a dirvi la verit, io non avverto alcun disordine in me: la testa sulle spalle, i piedi in fondo alle gambe - un po' stanchi, veramente, per il troppo ballare - la mano destra a destra, e quella sinistra a sinistra, il... Ecco, s, ho trovato, il cuore, signorina, il cuore, eh, il cuore!...
MIRELLA: A destra o a sinistra?
GRAZIANO: Non so bene, ma ovunque esso sia...  nel cuore che c' l'amore, non  vero?
MIRELLA: Non lo so.
GRAZIANO: Non lo sapete perch voi non amate; ma io che amo...
MIRELLA: Amate?
GRAZIANO: Tanto!
MIRELLA: Il ballo?
GRAZIANO: Anche il ballo, ma quando ballo con voi.
MIRELLA: Non capisco.
GRAZIANO: Ah, accade anche a voi, qualche volta!...
MIRELLA: Che cosa?
GRAZIANO: Di non capire.
MIRELLA: Quando mi conviene.
GRAZIANO: Come? Pu convenire?
MIRELLA: In certi casi!
GRAZIANO: Ah, spiegatemi come si fa, perch io, quando non capisco lo faccio disinteressatamente.
MIRELLA: In quei casi non capire  pi difficile che capire.
GRAZIANO: Sicch quando io non capisco do prova di grande intelligenza? Come sapete trovar bene le parole capaci di lusingare l'amor proprio di un uomo!
MIRELLA: Siete soddisfatto?
GRAZIANO: Moltissimo! Per nel mio caso non  l'amor proprio che domanda di essere soddisfatto.
MIRELLA: E che cosa?
GRAZIANO:  l'amore, semplicemente, senza aggiunte di proprio o di improprio. L'amore!
MIRELLA: Ah!
GRAZIANO: Ebbene,  tutto quello che sapete rispondermi?
MIRELLA: Voi non mi avete rivolto nessuna domanda.
GRAZIANO: Perch sono timido. Tutti gli innamorati, finch non si sono dichiarati, sono timidi.
MIRELLA: E allora?
GRAZIANO: Se voi, almeno, m'incoraggiaste!
MIRELLA: Io?
GRAZIANO: S, voi; una vostra parola, lo sento, farebbe di me un eroe dell'eloquenza.
MIRELLA: E qual' la parola che dovrei dirvi?
GRAZIANO: Non certo queste domande fredde, che non fanno altro che aumentare il mio imbarazzo. Voi... dovreste trovarla voi, e dirla, questa parola, senza bisogno di suggerimenti.
MIRELLA: Non porreste spiegarvi un po' pi chiaramente?
GRAZIANO: Ecco io...
MIRELLA: Coraggio.
GRAZIANO: Io vi...
MIRELLA: Coraggio.
GRAZIANO: Amo.
MIRELLA: Oh!... (Rompe in una grande risata.) E poi?
GRAZIANO: Come: e poi?
MIRELLA: S, e poi; perch, che mi amate, questo me l'avete detto fin dal principio del vostro discorso.
GRAZIANO: Davvero?
MIRELLA: Mi sembra.
GRAZIANO: Oh, bella!... non me n'ero accorto.
MIRELLA: Non mi avete detto altro che questo, non avete fatto altro che ripetermi questo.
GRAZIANO: Curioso: l'ho detto, e non sapevo d'averlo detto! Accade anche a voi, qualche volta?
MIRELLA: A me no.
GRAZIANO: Strano; a me, credo,  la prima volta che ci avviene; a meno che mi sia gi accaduto, e nessuno me l'abbia detto.
MIRELLA: Dunque, mi amate; e poi?
GRAZIANO: Di nuovo questo "e poi"?
MIRELLA:  naturale; e poi?
GRAZIANO: E poi... non lo so.
MIRELLA: E allora?
GRAZIANO: E allora... io non ero preparato a quel che viene poi... non ci avevo pensato.
MIRELLA: E poi nulla, dunque.
GRAZIANO: Un momento... un momento... non abbiate questa furia di concludere! Nulla  troppo poco; nulla ... nulla, e mi pare che non basti. Lasciatemi riflettere un momento; chi sa che non mi venga qualche idea, che non trovi... (Si propone la domanda) E poi?... E poi?... Ah, com' difficile!... Io vi ano, e poi?...
MIRELLA: E poi... a rivederci. (Fa per andarsene.)
GRAZIANO: Ah, no. Non mi lasciate cos!... Sarebbe troppo crudele:... Non mi amate, dunque, punto?
MIRELLA: (stupita) Eh?
GRAZIANO: (battendosi la fronte, e illuminandosi in volto) E poi... amatemi! Ho trovato! Amatemi!
MIRELLA: Siete matto?
GRAZIANO: Perch?
MIRELLA: Ma come avete potuto immaginare, sperare una cosa simile? Che voi mi amiate, questo non posso impedirlo. Ce n' tanti che mi amano, che sospirano per me! Ma che io vi ami... ah, questo... ecco lasciatemi ridere!
GRAZIANO: Ma perch? Sono giovane, abbastanza bello, intelligente, maestro di ballo dei pi reputati, porto il frak a meraviglia, perch non dovreste amarmi?
MIRELLA: Perch siete un essere inferiore. Ed io sento che non potr amare che un grand'uomo, un sapiente; voi, invece, non sapete n leggere n scrivere.
GRAZIANO: Nemmeno voi.
MIRELLA: Nemmeno io; ed  questo che mi tormenta, questo che mi rende triste e mi d come un senso di oppressione. Troppe cose mi sono oscure, troppi misteri mi stanno d'innanzi, troppi ostacoli si frappongono fra me e la vita che mi circonda.
GRAZIANO: Siete giovane, siete bella, siete amata, vedete il sole e le stelle, respirate il profumo della primavera, udite il canto degli usignoli, il grido delle rondini e i gorgheggi del sassofono, che cosa volete di pi dalla vita? Dovreste essere felice!
MIRELLA: Eh, voi non potete capire.
GRAZIANO: Vi ho gi detto che questo mi capita spesso. Per voi non sapete n leggere n scrivere, eppure io vi amo lo staso; amatemi come vi amo io.
MIRELLA:  impossibile!
GRAZIANO: Ma voi credete, Mirella, che se io sapessi leggere e scrivere non vi amerei, o vi amerei in un altro modo?
MIRELLA: Non lo so.
GRAZIANO: Ma questa  una pazzia. Io sento che l'amore  come l'aria, come la luce, e che non ha nulla a che vedere con quegli sgorbi neri che gli uomini fanno sulla carta. L'amore  qualche cosa che si accende dentro, e rende come ubriachi, e fa tutto ridente, tutto bello. Provate ad amarmi, e vedrete che il leggere e lo scrivere...
MIRELLA: Basta.
GRAZIANO: (come fuori di s, le prende una mano e fa per baciargliela) Mirella!...
MIRELLA: (libera con uno strappo la sua mano e gli d uno schiaffo) Insolente!...
GRAZIANO: Oh! Perch siete cos cattiva?
MIRELLA: Lasciatemi.
GRAZIANO: Mirella!
MIRELLA: (sdegnosa) Uscite, analfabeta!
GRAZIANO: (uscendo) Come sono infelice!...
OMEGA: (entrando) Che cosa avete Mirella? Mi sembrate turbata.
MIRELLA: Infatti!
OMEGA: Che cosa vi  accaduto?
MIRELLA: Oh, nulla di grave: Graziano, il maestro di ballo, voleva che io l'amassi.
OMEGA: Eh? Quell'imbecille si  permesso di importunarvi con discorsi di tal fatta?  dunque impazzito?
MIRELLA:  quello che gli ho domandato anch'io.
OMEGA: Un uomo simile pretendere di essere amato da voi che siete un miracolo di bellezza e di grazia!
MIRELLA: Mi fate arrossire, professore!
OMEGA:  la verit; n Elena n la stessa Venere potrebbero starvi a pari.
MIRELLA: Voi vi burlate di me, professore!... E poi chi  quest'Elena?
OMEGA: Come, non lo sapete? Non avete letto...
MIRELLA: No, non ho letto nulla; non posso leggere.
OMEGA: Vi fa forse male alla vista?
MIRELLA: No.	
OMEGA: Vi stanca la mente?
MIRELLA: No.
OMEGA: Vi rende nervosa?
MIRELLA: No.
OMEGA: Ma allora perch, si pu sapere?
MIRELLA: Perch... non so leggere!
OMEGA: Eh?
MIRELLA: Appunto.
OMEGA: Non sapete leggere?
MIRELLA: No.
OMEGA: Oh!... Che peccato!... (la guarda, deluso) Una ragazza come voi, in pieno secolo ventesimo, che con sa leggere!... S' mai vista una mostruosit simile?... Che peccato!
MIRELLA: Mi disprezzate, ora?
OMEGA: Oh, Dio, disprezzarvi, proprio, no; ma non vi nascondo che questa notizia ha prodotto in me una penosa impressione.
MIRELLA: Lo prevedevo!...
OMEGA: Pazienza!... (Parlandole dall'alto) Capisco la vostra situazione...  molto triste!... Eh, che cos' mai la vita! Quante miserie nascoste! Quanti dolori!... Sembravate una regina, e invece!...
MIRELLA: (piangendo) Ahim!
OMEGA: Mah, fatevi coraggio! Io non dir nulla a nessuno. Sapr serbare questo terribile segreto! E... davanti alla gente io sar gentile con voi come per il passato, vi permetter di salutarmi, e di rivolgermi anche la parola, se sar necessario. Addio!... (si avvia per uscire; poi si volge a guardarla) Peccato!... Ed io che avevo pensato di parlarvi d'amore!... Mah...
MIRELLA: D'amore?
OMEGA: Ma gi! Io, proprio io, il celebre professore Omega!...
MIRELLA: Mi amate?
OMEGA: Vi amavo!
MIRELLA: Ed ora non pi?
OMEGA: Ora... Peccato! Non c' che dire, siete proprio molto graziosa. Non quanto Elena o Venere, ma, insomma, abbastanza per essere amata.
MIRELLA: Ed  possibile che da un momento all'altro il vostro amore si sia spento?
OMEGA: Purtroppo!
MIRELLA: E se io, se io mi sottoponessi ad una grande prova?
OMEGA: Cio?
MIRELLA: Tornereste ad amarmi?
OMEGA: Dipende.
MIRELLA: Ed io, io che ho per voi, per il vostro ingegno, tanta ammirazione, tanto rispetto, io vi amerei come nessuna donna vi ha amato. E, se debbo confessarvi la verit,  gi da molto tempo che vi amo.
OMEGA:  naturale!
MIRELLA: Dunque, accettate?
OMEGA: Ma ancora non mi avete detto...
MIRELLA: Ecco: insegnatemi a leggere e a scrivere, e poi insegnatemi tutte quelle belle e grandi cose che voi sapete, ed io sar tanto felice, e vi amer tanto e, se lo vorrete, diventer la vostra sposa.
OMEGA: Siete davvero disposta a tanto?
MIRELLA: S.
OMEGA: E sia pure ragazza mia. Concludiamo questo patto. Voi, certo, farete un grande acquisto, sposando me - ahi! (Si tocca con una mano le reni nelle quali ha sentito una puntura dolorosa) ma io spero che, voi saprete apprezzare la grande concessione che vi faccio, e saprete esserne grata e fiera.
MIRELLA: Oh, grazie, grazie!...
OMEGA: E allora, quando si comincia?
MIRELLA: Oh, se fosse possibile, anche subito.
OMEGA: E perch no? Ho visto di l un cartellone... Torno subito. (Esce. Mirella prende un atteggiamento da scolaretta. Omega rientra con uno di quei cartelloni che si usano nelle scuole infantili, sul quale c' un alfabeto a grosse lettere, e con una stecca da biliardo appende il cartellone ad una parete.) Ed ora, fate bene attenzione. Questo  un alfabeto. La parola Alfabeto viene dal greco, alfa e beta, le due prime lettere greche, e vuol dire raccolta di tutte le lettere che indicano i suoni elementari di una lingua. L'alfabeto della lingua italiana si compone di ventidue lettere. Fate bene attenzione.
(Indicando ad una ad una le lettere con la stecca da biliardo. e pronunciandole con voce profonda e cadenzata.) A... b... c... d...
(La luce si spegne, e nel buio s'ode la voce professorale che dice le lettere dell'alfabeto sino alla z. Quando il professore avr terminato, l'alfabeto sar ripetuto in coro da molte voci, con un tono basso e diffuso:  l'umanit che impara a leggere; e ad ogni lettera pronunciata corrisponder una lettera luminosa che apparir in fondo, nelle tenebre.) (Prima che l'alfabeto sia terminato la luce si riaccende.)
OMEGA: Ebbene, amica mia, avere risposto a quelle lettere di ieri?
MIRELLA: S, mio caro, a tutte. Non ne posso pi, dalla stanchezza e dalla noia.
OMEGA: Fate vedere. (Prende una lettera e legge. Scandalizzato) Vi ho detto mille volte che non si comincia con un gerundio.
MIRELLA: Eppure il Leopardi usa qualche volta cominciare appunto con un gerundio.
OMEGA: Il Leopardi non fu altro che un infelice, mia cara Mirella, e fareste bene a non cercare complicit per scusare i vostri errori.
MIRELLA: Vi domando scusa.
OMEGA: (sempre leggendo) "Qui addit scientiam, addit et laborem." A che proposito incomodare l'Ecclesiaste? Vorreste con ci significare che la sapienza vi pesa?
MIRELLA: Tutt'altro; la sapienza  la mia pi vera gioia! (Sbadiglia.)
OMEGA: Ah!... Ora mi sembra giunto il momento di andare a mutar d'abito. I testimoni saranno qui fra poco, e non dobbiamo farli attendere. Dobbiamo mostrare di essere due sposi ordinati. Siete contenta che sia giunto questo fausto giorno?
MIRELLA: Contentissima.
OMEGA: Io mi auguro che sarete una sposa fedele c sottomessa, cos come foste allieva disciplinata ed obbediente.
MIRELLA: Lo sar.
OMEGA: La vostra responsabilit di fronte ai doveri della vita  di gran lunga aumentata dal giorno che il sapere v'illumin la coscienza. E se in passato l'ignoranza poteva, se non scusare, attenuare il peso dello vostre colpe, oggi che la conoscenza vi ha rivelato i termini delle cose e l'entit dei valori, oggi qualunque vostro fallo assume tutta la sua gravit e diventa imperdonabile. Quanto pi un essere  consapevole, tanto pi egli risponde delle proprie azioni; e se...
MIRELLA: I testimoni saranno qui a momenti, avete detto.
OMEGA: L'ho detto,  vero. Ma non mi dispiacerebbe che essi giungessero in tempo per udire i saggi precetti morali ch'io pongo a fondamento della nostra vita coniugale. Non frivole carezze, soavi paroline insensate, e sguardi stupidamente desiosi ci travagliano in quest'ora che precede le nozze, ma...
MIRELLA: Mi sembra che sia giunta la sarta con il mio vestito da sposa.
OMEGA: Non  il vestito che fa la sposa, bens...
MIRELLA: Avete veduto i confetti?
OMEGA: Voi m'interrompete ad ogni parola, e cos io non giunger mai a dirvi che...
MIRELLA: Che mi amate?
OMEGA: Mal s'accorderebbe una tale parola con la dignit che veste il mio spirito in quest'ora.
MIRELLA: Sentite come odorano queste rose?
OMEGA:  il loro profumo che vi turba, e vi rende cos inquieta?
MIRELLA: Forse. Mi piacciono tanto i fiori!
OMEGA: Non mi avevate detto che avevano portato diciotto chili di confetti?
MIRELLA: Infatti.
OMEGA: Io qui invece ne vedo tre pacchi da cinque chili. Quanto fa tre per cinque?
MIRELLA: Quindici.
OMEGA: E allori non sono diciotto. Spero che non avrete firmato una ricevuta per diciotto chili.
MIRELLA: Ahim, ho invece proprio firmato d'averne ricevuto diciotto chili.
OMEGA: (furioso) Avete firmato? Avete firmato? Ma non sapete che prima di apporre una firma bisogna rendersi ben conto di quel che si firma? E voi fate spreco dei vostri caratteri, e a tutto danno dell'economia domestica?
MIRELLA: Sono stata tratta in inganno.
OMEGA: Inganno? Sapete leggere s o no? E se sapete leggere perch non leggete le carte che vi vengono presentate per la firma?
MIRELLA: Ci vuol pazienza. Se non avessi saputo scrivere non avrei firmato.
OMEGA:  questo un rimprovero per me che vi ho insegnato a scrivere? O volete con ci vilipendere la scrittura?
MIRELLA: Me ne guarderei bene.
OMEGA: Bisogner che scriviate subito una lettera per far rilevare l'errore.
MIRELLA: La scriver.
OMEGA: Subito, prima di partire. A proposito, a che ora si parte?
MIRELLA: Verso le sette.
OMEGA: Verso non  un'ora ferroviaria. Avete consultato l'orario?
MIRELLA: No.
OMEGA: E allora a che vi serve il saper leggere se non ne approfittate quando la necessit comanda?
MIRELLA: Pi che la necessit siete voi che comandate.
OMEGA:  naturale: sono stato il vostro maestro e presto sar vostro marito.
MIRELLA: Gi.
OMEGA: E quali siano i vostri obblighi verso di me ve l'hanno insegnato gli articoli del Codice Civile che avete letto.
MIRELLA: Infatti.
OMEGA: E che vi esorto a tenere bene a memoria.
MIRELLA: Non penso ad altro da qualche momento in qua.
OMEGA: Brava. Ed ora eccovi il mio regalo di nozze. (Prende un pacco e glielo porge.)
MIRELLA: (prende il pacco, lo apre: libri. Legge il titolo) Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca! Volume primo, secondo, terzo...
(Sette volumi.)
OMEGA: Pregevole edizione di Milano del 1817 dell'Imperiale Regia Stamperia!
MIRELLA: Grazie!
OMEGA: Vedo i nostri testimoni che giungono; vado loro incontro. (Esce.)
MIRELLA: (guardando ancora i libri) Ah, no; ah, no!... (Scaglia i libri a terra.)
GRAZIANO: (entrando) Signorina!
MIRELLA: (stupita) Oh, Graziano, voi?!...
GRAZIANO: S. Ho saputo che vi sposate, e son venuto a farvi i miei auguri e ad offrirvi questi fiori.
MIRELLA: (Commossa) Grazie, mio caro amico. (Prende i fiori) Come son belli, e come odorano! (Li mette in un vaso.)
GRAZIANO: Vi auguro tanta felicit.
MIRELLA: Eh, mio caro Graziano! E voi come state?
GRAZIANO: Bene, ora; ma sono stato molto malato.
MIRELLA: Come mai?
GRAZIANO: Per il dolore di non potervi avere!
MIRELLA: Oh!... M'amavate dunque tanto?
GRAZIANO: Tanto!
MIRELLA: Ed ora siete guarito?
GRAZIANO: Fisicamente s, ma dell'amore!...
MIRELLA: Mi amate ancora?
GRAZIANO: Ancora!
MIRELLA: Davvero?!... Povero Graziano!...
GRAZIANO: Avete ragione di compiangermi!
MIRELLA: E di compiangere me stessa!... E amandomi tanto, vi siete pure rassegnato a rinunziare a me! Non avete fatto nulla per...
GRAZIANO: In un primo momento pensai: ora mi meno a studiare per divenire degno di lei.
MIRELLA: (delusa) Ah!...
GRAZIANO: Presi un maestro perch m'insegnasse a leggere e a scrivere; ma...
MIRELLA: Ma?
GRAZIANO: Non ci sono riuscito!
MIRELLA: Non ci siete riuscito?
GRAZIANO: Ho Vergogna a confessarlo!
MIRELLA: Sicch voi ancora non sapete n leggere n scrivere?
GRAZIANO: Ahim, no!
MIRELLA: (folle di gioia) Graziano,  il cielo che vi manda!
GRAZIANO: Non capisco; voi sapete che io di solito non capisco mai alla prima.
MIRELLA: Non fa nulla, non fa nulla!... E dite di amarmi ancora, Come allora?
GRAZIANO: Forse anche di pi.
MIRELLA: E mi sposereste?
GRAZIANO: Oh!...
MIRELLA: Sareste pronto a sposarmi!
GRAZIANO: Ma Mirella...
MIRELLA: Rispondete!
GRAZIANO: Certo.
MIRELLA: E mi giurate, mi giurate proprio che non sapete n leggere n scrivere?
GRAZIANO: Ve lo giuro.
MIRELLA: E nemmeno far di conto?
GRAZIANO: Nemmeno.
MIRELLA: Toh!... (Gli da un bacio.)
GRAZIANO: (sbalordito) Mirella...
MIRELLA: Se mi volete sono vostra, vi sposo.
GRAZIANO: Non capisco.
MIRELLA: Meglio cos.
OMEGA: (entrando) I testimoni soro qui.
MIRELLA: Ebbene, fateli entrare perch assistano a questo grande avvenimento: me ne vado con Graziano, sposo Graziano.
OMEGA: Eh?!...
MIRELLA: E sapete perch? Perch  un analfabeta. Per lui non esistono le concordanze sintattiche, e parla come gli detta il cuore, vede il sole che illumina la terra e non pensa alle leggi della rotazione e della rivoluzione; sente il profumo di questi fiori e non si preoccupa n degli stami n dei pistilli; vede l'acqua prorompere dalle sorgenti e non richiama alla mente l'H2O; vuol portarmi via per un viaggio di nozze e non va a leggere l'orario, ma domanda al Capo stazione: signor Capo stazione a che ora parte quel treno che ci deve portare nel bel paese dove io e Mirella ci ameremo serenamente, con tutta la foga della nostra giovinezza e la semplicit dei nostri cuori?... Addio professore, e salutatemi la Crusca.
(Esce con Graziano.)
OMEGA: Oh!.. (Dal di fuori vengono le voci di Mirella e Graziano che cantano in coro la vecchia canzone: "Quando di maggio...")
OMEGA: (dopo la prima strofa della canzone si accascia su una sedia) Le tenebre sono ridiscese sopra di lei!... (Il canto riprende, allontanandosi.)
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SIPARIO.
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...
FINE.